Didattica

“Dall’apprendimento della scrittura al testo e alla sua rappresentazione con l’animazione teatrale”

Un programma che si integra alla programmazione didattica offrendo la possibilità di sviluppare le capacità espressiva e creativa attraverso i giochi di animazione teatrale e che si articola per moduli dalla prima alla quinta elementare.

“Se bene giocherai la funzione delle cose scoprirai”

è questo il ritornello con cui si iniziano le attività in prima elementare, e ne resta sempre l’obiettivo fondamentale: per conoscere una cosa devi scoprire la sua funzione.

In secondo luogo offre alla scuola la possibilità, presentando i saggi del lavoro svolto alla cittadinanza con spettacoli di animazione, di essere un soggetto attivo nella programmazione culturale associativa della Città, e agli alunni di poter maturare, in qualche misura, un’esperienza artistica che permetta loro di “leggere” criticamente i messaggi pseudo-culturali della cosiddetta  “società consumistica”. In questo progetto l’animatore teatrale Ermanno Pacini getta le basi per la conoscenza degli strumenti espressivi: gesti, espressione del volto, voce; e degli strumenti mentali: logica, immaginazione, atto creativo con interventi costruiti sulla programmazione didattica curricolare.

La scoperta dei due mondi

LA SCOPERTA DEI DUE MONDI

LA SCOPERTA DI IO: IL PROTAGONISTA, LA COSCIENZA, IL SOGGETTO

 Prima abbiamo scoperto che lo spazio ha funzione di contenere le cose dentro ai suoi confini: è un contenitore; lo spazio è tutto ciò che può contenere qualcosa sia indefinitamente piccolo (come il cuore di una formichina), sia indefinitamente grande (come il pianeta terra che contiene l’Italia e l’America; ed infine lo spazio che contiene tutto l’universo; infatti lo chiamiamo spazio perché è il contenitore che contiene tutto il mondo corporeo). Poi abbiamo scoperto che, nello spazio siamo sempre a contatto con ciò che ci circonda attraverso i sensi ed i mezzi di espressione: che abbiamo simbolizzato con il gesto di congiunzione ed intreccio delle dita: la funzione del contatto è creare una comunicazione; la funzione della comunicazione di scambiarsi le informazioni attraverso sensi e mezzi di espressione. E ci siamo fermati ai mezzi di espressione in particolare alla funzione della parola detta e della parola scritta per l’apprendimento della scrittura e lettura

 Ora comincia il percorso della seconda come sviluppo ed approfondimento: se lo spazio ha la funzione di contenere, dentro ai suoi confini, i corpi delle cose sono: solidi, liquidi e aeriformi (scoperta che l’aria è il corpo più grande che ci sia: avvolge tutto l’universo e penetra tutti i corpi), e,di conseguenza, lo spazio non può essere vuoto ma sempre pieno ed occupato da essi corpi; ed ecco la prima scoperta: lo spazio non può contenere il mondo del pensiero che non ha corpo e non può essere, quindi, contenuto dallo spazio ne percepito dai sensi.

 Introduciamo così l’idea di paragone, che serve a spiegare le cose, in particolare quelle che, non avendo corpo, non possono essere percepite dai sensi: il mondo del pensiero è come l’aria (unica similitudine possibile per potercelo rappresentare), così come l’aria è il corpo più grande che ci sia e avvolge tutti i corpi, tutto il mondo, e penetra addirittura dentro di noi con la respirazione, dentro l’acqua le piante e la terra, così il mondo del pensiero penetra ogni cosa e avvolge tutto; ma, l’aria, un corpo ce l’ha ed è percepibile ai sensi, mentre il pensiero non ha corpo né forma, non è percepibile ai sensi e non occupa un posto nello spazio, per questo è necessario un paragone per comprenderlo.

 Con i bambini abbiamo così scoperto l’esistenza di due mondi adiacenti ed intercomunicanti:
• Con il corpo viviamo nel mondo dello spazio e con la mente nel mondo del pensiero.
• Questi due mondi sono in comunicazione fra di loro? Sì, con i mezzi di comunicazione.
• La mente riceve le informazioni dal mondo dello spazio attraverso i sensi, che le passano alla mente che li trasforma in pensieri, ricordi di significati.
• Il ricordo è un paragone, il paragone è il modo di funzionare della nostra ragione; come esempio il gioco della magia delle parole: l’insegnante dice: porta, finestra, lavagna ecc. ed i bambini indicano la cosa. Come è possibile questo? L’insegnante pronuncia dei suoni ed i bambini indicano delle cose, perché? Perché quei suoni sono il loro nome, i suoni vengono percepiti dall’udito dei bambini, l’udito le passa alla mente e la mente fa il paragone-ricordo: ahhh! Questi suoni sono come quando ho scoperto la funzione, e quindi il nome, di quella cosa lì.
GIOCO DEL RICORDO

Con i sensi si raccolgono informazioni dal mondo che ci circonda e verifichiamo come la mente crea paragoni-ricordi di significati; prima con i colori, poi le forme, il tatto ed i suoni; esempio: il verde di quel cartellone è come un prato ecc..

Questo gioco può essere sviluppato anche facendo portare ai bambini, da casa, una scatolina con odori (profumi, bucce d’arancio ecc.) sapori (zucchero, caramelle cioccolato ecc.) ed oggettini (i loro pupazzetti ecc.) da toccare.

Ed ecco effettuato uno sviluppo, un approfondimento, della funzione della comunicazione: la mente esprime i suoi pensieri, o forme mentali, “lanciandoli” nel mondo dello spazio, dandogli quindi una forma sensibile o corporea, attraverso i mezzi espressivi o di comunicazione: parole dette, parole scritte e disegni, gesti, espressione del volto. Le parole dette hanno un corpo areiforme, quelle scritte solido ecc., così gli altri possono percepirle con i sensi, ed è la mente, non i sensi, a dare un significato e identità a queste informazioni. I sensi non possono percepire il pensiero, ma il pensiero percepisce i sensi, quindi i sensi sono subordinati alla mente, sono i suoi servitori, sono le mani della mente che afferrano le informazioni; con la mente posso rivivere ogni sensazione ed andare in ogni luogo, esperimento gioco: l’insegnante dice polo nord, ed i bambini lo immaginano, poi deserto e così via.

GIOCO DELLO SCULTORE

la parola è il mezzo più potente di espressione, Dio ha dato la parola agli uomini per manifestare l’intelligenza; ogni volta che parliamo, anche per dire la cosa più semplice e apparentemente banale, siamo sempre come degli scultori: la vocale è morbida ed elastica come il pongo; la consonante è rigida come lo stampino o formina; lingua labbra e mascella sono come le mani che prendono il pongo della vocale, lo impastano e lo mettono dentro lo stampino della consonante per far nascere le sillabe.

Scoperta di come i suoni delle parole, come tutti gli altri mezzi espressivi, debbono assomigliare alla cosa che rappresentano. Gioco: si prende il pongo della vocale A e si gioca con tutti gli stampini delle consonanti formando poi parole.

La scoperta di IO: Il “pilota” di tutto, il soggetto, sub-iectus = sotto al getto, perché su di lui si gettano tutte le informazioni; lui è il protagonista, colui che compie o subisce l’azione. IO è come il becco di un imbuto, che raccoglie tutto. I bambini chiudono gli occhi e scoprono che sentono il mondo tutt’intorno ad IO; poi si “localizza” la cabina di comando di IO: i piedi si sentono sotto e distanti ecc.; si pongono gli indici sulla radice del naso e d i pollici sopra le orecchie, a mano tesa, premendo sulla testa e ci si accorge che io sente le mani intorno; si dice poi loro di ricordare il colore dei capelli della mamma, la sua pettinatura, il suo volto e ci si accorge che quel ricordo è come se fosse davanti agli occhi perché IO è dietro la radice del naso; ma, se aprissimo la testa non lo troveremmo. E’ il tatto che sente Io o è IO che sente tutti i sensi? E’ IO che raccoglie tutte le informazioni.

Che sarebbe una sensazione senza IO che la sente? O un ricordo senza Io che lo vede? O uno stato d’animo senza Io che lo prova? O un idea senza Io che la pensa?
Se IO non fossi, sarei? NO. Posso esistere senza essere? No. Posso avere fare sentire senza essere? NO, è impossibile quindi prima di tutto IO sono, se sono esisto, da latino ex-sistere=stare nell’essere, e nell’essere ci sto con la mia mente ed il mio corpo, quindi, se sono, posso avere un corpo ed una mente e tutte le altre cose ed allora posso entrare in relazione con tutto ciò che mi circonda: sentire e rispondere; percepire e fare, ascoltare e parlare, prendere e dare e così via.

Al centro c’è Io, luminoso come un sole; intorno a sé ha l’azzurra mente; sottile e impalpabile come il cielo; poi viene il cerchio del corpo: rosso come il sangue che ti permette di vivere mangiare sentire freddo ecc.; poi il cerchio più esterno che tutto comprende è il verde mondo, ossia lo spazio e questo è l’imbuto visto dall’alto: più si entra verso Io più si esce dai confini dello spazio.

IO è il centro, il punto più profondo della mente, tutto il resto è intorno a lui, e tutto il resto è il suo oggetto: ob-iectum = davanti, verso il getto: le cose sono gli obiettivi verso cui IO getta la sua attenzione.

La vita è relazione fra il soggetto e l’oggetto, non ci può essere un momento in cui IO non è in relazione con l’oggetto; la relazione è il verbo, l’azione attiva, passiva o riflessiva.

GIOCO DI IO CHE SI SPECCHIA E SI RACCONTA

Da quello che sono o non sono (frase minima) dipende tutto quello che posso avere o non avere, fare o non fare, sentire o non sentire (sviluppo della frase): io sono un essere umano, non ho le ali e non posso volare. Dapprima si parte da quello che sono o non sono poi si aggiugono gli sviluppi; consolidato questo posso invertire il punto di partenza partendo da tutto quello che posso fare o non fare.

GIOCO DI IO CHE CATTURA IL RICORDO

Il rumore dello spostamento dei banchi della classe di sopra mi fa ricordare il rumore del temporale. Poi catturo il ricordo, cioè “entro” dentro di esso facendomi le seguenti domande:
dov’è il posto che vedo; 2) quando è: che momento della giornata, che tempo fa, che stagione è? 3) chi e\o cosa c’è; 4) cosa succede e come? 5) perché? 6) che stato d’animo nasce in me da questo “ricordo”?