La pozione magica

06 Set
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Tanto tempo fa sulla riva di un lago sorgeva un paese immerso nella natura e ricco di colori magnifici, era pacifico accogliente e la vita scorreva felicemente per tutti gli abitanti.

Un giorno però, arrivò un malvagio dittatore che voleva sfruttare la gente per arricchirsi.Tutti si rattristarono e pensarono che l’unica speranza era fuggire e rifugiarsi in un altro paese ma, non potevano farlo perché ormai era troppo tardi per scappare.

Anche il cielo che era quasi sempre soleggiato e limpido sembrava voler partecipare alla loro tristezza, si ricoprì di nuvoloni neri e minacciosi. Ben presto su quel paese si abbatté la povertà, le persone erano costrette a lavorare da mattina a sera per poi dare tutto il frutto del loro lavoro al crudele dittatore. Un bambino di nome Lorenzino non sopportando quello che stava succedendo al suo paese voleva fare qualcosa ma essendo piccolo e indifeso non gli era possibile.

Un giorno mentre passeggiava pensieroso nel bosco, intravide una vecchietta un po’ curva dal viso dolce e rassicurante che stava raccogliendo delle bacche. Colpita dall’espressione triste del bimbo gli chiese dove stesse andando e perché era così preoccupato. Lorenzino le raccontò la storia del suo paese e le disse che voleva trovare il modo per liberare la sua gente ma piccolo e solo non poteva far nulla. Proprio in quel momento la vecchietta tirò fuori da una piccola borsa una mappa e gli confidò: ”Segui il percorso indicato e qui dove è disegnata questa croce troverai un castello dove è custodita una pozione che ti aiuterà a far venire fuori il bene, che c’è in ognuno di noi,compreso il dittatore. Sbrigati perché più il male si diffonderà, meno bene ci sarà e meno pozione troverai. Come ultimo consiglio ti dico che dovrai compiere sempre il tuo dovere in questo viaggio.”

Lorenzino ringraziò la vecchietta, prese la mappa e il giorno seguente partì senza timore di affrontare qualche difficile impresa.

Seguendo le indicazioni si ritrovò a passare in una strada in salita fiancheggiata da reti metalliche che delle proprietà. Camminò su questa strada per ore canticchiando e guardando i grandi prati verdi pieni di fiori che si estendevano oltre quelle reti. Gli ricordavano quelli del suo paese dove prima giocava spensierato e felice.

Ad un certo punto si ritrovò davanti un muro, fatto di massi posti uno sopra l’altro che gli impedivano il passaggio. Il bambino pensò di levarne uno alla volta fino a formare un varco; pigro com’era, prima di iniziare si mise a schiacciare un pisolino. Quando si svegliò, però, vide che già era l’alba di un nuovo giorno e capì di aver perso molto tempo. Pensando alla sua gente e alla sua famiglia si mise al lavoro e in breve riuscì a creare un passaggio per continuare il viaggio verso la salvezza del suo paese.

Percorsa la stradina, Lorenzino si inoltrò in un bosco dove si sentivano un’infinità di rumori della natura: il cinguettio degli uccellini, il suono delle fronde mosse dal venticello leggero, il rumore prodotto dagli animaletti che camminavano.

”Questa sì che è natura!”disse il bambino.Mentre avanzava velocemente e fiero…ad un tratto sentì la voce di una persona che gridava:”Aiuto!Aiuto!”.

Lorenzino non si curò di essa e continuò il suo cammino evitando di fermarsi.

Poco dopo “Bum!!” andò a sbattere con un lungo vetro molto spesso che gli bloccava il passaggio. Il bambino subito rimase sbalordito di fronte a quell’ostacolo, ma poi si ricordò delle parole dette dalla vecchietta e capì che non aveva compiuto il suo dovere.

Tornò indietro, vide un signore anziano e gli chiese se era lui che cercava aiuto; il vecchio rispose: “Si, bambino, ma sono già stato aiutato! Visto che sei tornato indietro per compiere il tuo dovere, vuoi passare la notte nella mia umile casa? Sai,mi sento tanto solo!”

Il bambino non poté fare a meno di accettare.

La mattina successiva ringraziò, salutò il vecchio e ripartì per il suo viaggio.

A passo svelto arrivò al castello e incominciò a cercare la stanza dove si trovava la posizione; per arrivarci doveva percorrere un lungo corridoio buio.

Lorenzino aveva paura,che fare?

Pensando alla sua missione si fece coraggio e lo affrontò anche se tremava così tanto e le goccioline che imperlavano il suo viso lo facevano sembrare appena uscito da una doccia gelata. Arrivato ala stanza, piena di colori lucenti, che conteneva la boccetta, lesse il bigliettino che la affiancava dove c’era scritto:

“Questa boccetta serve per far venir fuori dalla gente il bene che ha dentro. Attenzione: meno liquido troverete, meno tempo avrete per far capire alla persona che state combattendo il male che ha fatto.”

A quel punto Lorenzino vide che erano rimaste solo due gocce, afferrò la boccetta e si mise a correre; affrontò il lungo corridoio buio senza timore e corse più veloce che poteva fino al suo paese. Arrivò in pochissimo tempo, ma si accorse che era rimasta solo una goccia di pozione!

Non si demoralizzò fece bere quella goccia al dittatore che subito capì lo sbaglio commesso. Il suo paese e gli abitanti finalmente tornarono ad essere gioiosi come prima e l’ex dittatore fu il benvenuto fra loro, amato e rispettato da tutti.

classe 4^ Plesso De Amicis, Marina Picena  a.s. 2006\07

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